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per annichilare tutti i libri che non aiutano le sue mire spirituali e temporali, avvertita da molti frati delle dottrine, a lei pochissimo favorevoli, contenute in quelli di Niccolò, e incoraggiata specialmente da quella gente che si è arrogata il modestissimo titolo di Compagnia di Gesú: la corte di Roma, dico, resa oggimai formidabile in Italia e fuori da’ molti Stati o ricovrati o rapiti nel pontificato del prefato Giulio secondo, e per conseguenza piú valorosa che non era stata nel secolo che precedette quel bellicoso papa, si fece tosto, dietro a que’ gesuitici avvertimenti, a fulminare scomuniche e interdetti d’ogni colore contro ciascuno che avesse osato senza sua licenza leggere l’opere di quel cattivacelo, il quale in cento luoghi d’esse l’aveva, e probabilmente con mille torti, malmenata senza punta di paura, anzi pure senza la minima briciola di buona creanza.

Che la corte di Roma s’avesse diritto di cosi proibire in casa sua la lettura di quell’opere, non è da dubitarne un momento; ma che l’avesse di far lo stesso anche in casa d’altri, è cosa negata da’ parlamenti di Francia, da’ senati di Venezia e da vari altri venerandi ceti di persone, che pur si pregiano d’essere cattoliche, apostoliche e romane quanto li stessi cardinali e monsignori di Roma. Checché ne sia, a me pare che coloro i quali la consigliarono a scagliar giú dal pinnacolo del Vaticano quegl’ interdetti e quelle scomuniche, non conoscessero troppo bene la natura di quella bestia chiamata «uomo»; la qual bestia è si fattamente caparbia, che con quanta piú furia tu la sproni perché vada di qua, con tanta piú ostinatezza fa forza per andare di lá. Voglio dire che li uomini degni di tal nome, al solenne fulminare di que’ tanto terribili divieti, furono presi dalla smania di disubbidirli, talmente che si fecero a leggere ogni scomunicata pagina con molto maggiore attenzione che non avrebbono forse fatto, se Niccolò non fosse stato reso tanto cospicuo e tanto famosissimo dalla tanto inopportuna stizza che si mostrò contr’esso da troppa gente.

Fra i tanti dunque che vollero leggere i libri di lui, non era possibile molti non rinvenissero con facilitá che, se Niccolò doveva a ragione essere abbominato in un luogo, non doveva poi