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20 LA FRUSTA LETTERARIA distinguono la cattiva poesia dalla cattiva prosa, se non che tutta questa assai voluminosa novella è stata divisa dall’abate che r ha scritta in tante righe di undici sillabe ciascuna. Gli è vero che alcune di tali righe dovrebbono esser considerate come di dodici anzi che di undici sillabe, come esempligrazia queste, che s’ incontrano nelle due prime pagine del libro: O vaghe ninfe che la casta Diana. Dell’aurea stola e del glorioso manto. A lui concede di riposo e quiete. O se al glorioso tuo fratei che adorno. Ma chi ha la minima pratica d’inetti verseggiatori s’accorge tosto che il nostro abate è uomo d’orecchio duro, e che ha letto poco e osservato pochissimo in materia di lingua e di poesia toscana, onde ha fatto quiete e Diana di due sillabe, e glorioso di tre, commettendo di tali errori con molta costanza in ogni pagina della sua opera. E cosi pure in un’altra riga ha stranamente spaccato laidi in tre pezzi, quando la natura e l’uso avevano destinato quel vocabolo ad essere diviso in due solamente: Non fogli aspersi di laidi inchiostri. Caro abate Girolamo, voi siete da lodare che non aspergete i fogli di la-i-di inchiostri; ma la costumatezza non è mica la sola qualità che si richiede in chi vuol fare il poeta. Non trascrivo qui alcuno squarcio di questa meschina Uccellatura^ perché non posso trovare in essa dieci versi in fila che me- ritino l’onore d’essere trascritti. Tutto è debolezza poetica, tutto è poetica povertà. Suppongo che l’autore sia un qualche giovinetto principiante; e su questa supposizione gli dico il mio parere sull’opera sua cosi alla brusca, per distorglielo a un tratto dal perdere il tempo dietro un mestiero per cui non è nato. So che egli soffrirà un poco di disgusto dal sentirsi cosi onninamente disapprovato in poesia, ma co’ giovanetti bisogna parlare al bisogno con autorevolezza per farli volgere subitamente i loro talenti a cose con quelli proporzionate.