Pagina:Baretti - La frusta letteraria I.djvu/24


i8 LA FRUSTA LETTERARIA trovata fatica e noia, e appassiti fiori, e pungentissimi spini, e dolori, e avversità nel salire l’aspro monte della vita? « Raccomandati al Coraggio e alla Pazienza, ch’eglino ti faranno su per quel monte trovare altresi delle pianticelle d’odoroso nardo e di timo soave: e ti abbatterai talora anche nell’albero balsamico, sotto la di cui ombra salutifera potrai tratto tratto riconfortarti con la tua bella discendente d’ Ismaele. « Ma non piangere, come novello schiavo, se il viaggio scarseggia di piaceri, e se abbonda d’affanni, perché pochi piaceri piovono a noi dallo stellato firmamento; e que’ pochi piaceri che dall’angelo benefico sono sparsi come lieve ru- giada sugli uomini, sono come l’erba risanatrice che a stento si trova nel deserto d’Arabia. Gli affanni all’incontro sono fra di noi seminati a pien pugno dall’angelo maligno, e poi da se stessi pullulano e germogliano come l’ortica e la lappola nel fecondo terreno d’ Egitto. (*) « Non ti curare di far quel viaggio con questa e con quel- l’ altra casual compagna, se vuoi che Amore ti segni le pedate innanzi, e se non vuoi poscia restar solo e tristo e sconso- lato, quando avrai salita la prima erta del monte. « Non ti scordare allo spuntar d’ogni sole di pregar il genio di Misericordia, che ti faccia costantemente accompa- gnare nel disastroso viaggio dalla Giocondezza, dall’ Intrepi- dità e dalla Prudenza maschile, se vuoi che la donzellesca modestia e le muliebri virtù ti sieguano sino a quella gloriosa fontana in vetta al monte, alle di cui sempiterne acque non potranno refrigerar le labbra se non que’ fedeli, che hanno il turbante fasciato di fortezza e la sottoveste guernita di bontà e d’onore. « Cantate, dolci figliuoli d’Agar, la canzone di Sathim Munì Gabner, e vivete in perenne gaudio con le vostre belle discen- denti d’ Ismaele. » (i) Sathim Mum Gabner, per quanto appare da queste strofe e da tutto il si- stema di questa sua canzone, dovev’essere della setta Ciupmessaita, la quale danna la bigamia degli Omariti, e più la poligamia d’altre sètte mussulmane.