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e di nobiltá regna. E questo è che voi con le mani vostre quella di me vendetta prendiate che piú v’aggrada. Il che mi sará di somma contentezza veggendo che del sangue mio vogliate sodisfarvi. E certo sará assai meglio sodisfacendovi morire che restar vivo ne la vostra disgrazia, perciò che sapendo 10 che la vita mia v’annoia e che la morte vi piace, sarò da me stesso astretto per sodisfazion vostra ammazzarmi, che al- meno potrò dire d’avervi una volta contentata. — Stava la gio- vane assai piú dura che un marino scoglio, né mai al suppli- cante cavaliero degnò risponder una parola sola. Il che veggendo 11 signor Roderico ed infinitamente dispiacendoli tanta crudeltá, da giusta ira e ragionevole sdegno mosso, a la giovane con fiero sembiante disse : — Io veggio bene che mi converrá metter le mani in pasta e far de le cose che io non vorrei. Pertanto in- tendimi, Ginevra, e metti mente a quanto ti dico. O tu perdona al cavaliero che mai non ti offese e rendeli la grazia tua che egli in mille maniere ha meritata, o aspetta che io contra te e questi tuoi incrudelisca e ti faccia a mal tuo grado far quello che tu da te stessa deveresti giá aver fatto, ché giuro a Dio mai non fu donna a par di te ingrata e crudele. Pensi tu se egli, come tu credi, per dispregio tuo avesse il maledetto sparviero in dono accettato e la figliuola del signor Ferrando piú di te amata, che avesse lo sparviero ucciso e fosse venuto a starsi in questo luogo deserto e vivere come fanno le fiere tra caverne selvagge? Chi gli vietava prender colei per moglie e seco gioio- samente vivere, se egli avesse voluto ? E forse ti staria bene che egli come meriti ti sprezzasse e ti desse mangiar a’lupi e si procacciasse d’altra amante, e farti lamentar da dovero. Ben si puote egli, se il troppo amor che ti porta non l’accecasse e lo lasciasse scerner il vero, giustamente di te querelare e rama- ricar amaramente, anzi ti deverebbe odiare come mortale e fiera nemica ed in tutto sprezzarti, pensando che da te senza cagione sia stato si villanamente abbandonato. E forse, per Dio, che tu avevi eletto giovine a par di lui ricco, bello, vertuoso e nobile? O bella scielta che fatta avevi tra tanto numero di gentiluomini in quelle nostre contrade ! Tu t’eri pur attaccata al tuo peggiore