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poterla leggere e poi ritornarmela. Eccovela adunque, signor mio, qual fu recitata, eh’ io ve la dono tale, e vi supplico che non vi sdegnate ancor che il dono sia picciolo di accettarlo. Vi piacerá poi farla leggere al vostro da me riverito e da tutta Lombardia amato ed onorato, il signor Francesco vostro mag- gior fratello, a ciò che egli veggia che tutte le donne non sono d’un temperamento, ma sono come ha fatto la natura nei suoi parti, che .sempre non gli fa tutti buoni. Né perché ci sia talora una malvagia femina si vogliono l’altre sprezzare; anzi per una buona, ché molte ce ne sono, deveno tutte l’altre esser dagli uomini sempre onorate e riverite, perciò eh’ io porto ferma openione che mai non sia lecito contra le donne incrudelire. Ma io non voglio adesso entrar in questo profondo abisso. Solo dico che quanto piú un uomo onora una donna, tanto piú mostra egli esser nobile e degno d’ogni onore. State sano. NOVELLA XXVII Don Diego da la sua donna sprezzato va a starsi in una grotta, e come n’usci. Essendosi oggi buona pezza ragionato de la passata guerra e raccontatesi molte stratageme fatte per vincer cosi dai ne- mici come dai nostri, e ricordata la disgraziata morte di quel buon uomo, valoroso ed onorato vecchio, padre de la milizia, il conte di Collisano, che tutti di nuovo ci attrista, ora mi comandate, signor mio, che io con qualche piacevol novella rallegri tutta la compagnia, che quasi per cosi trista ricordazione ha le lagrime sugli occhi. E perciò che io so che appo voi non mi debbo né posso scusare, ubidirò a quanto mi comandate, cioè di narrarvi una novella. Ma di potervi rallegrare non so io come sará. Pure egli mi pare che diletterá ciò che io vi dirò per la varietá de le cose. Dico adunque che in Ispagna vicino ai monti Pirenei, non sono ancora molti anni passati, a certe sue castella abitava una vedova ch’era stata moglie d’un cavaliero di nobilissimo sangue in quei paesi nato, la qual di lui aveva