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furono uomini prodi, per questo non perdono la degnitá loro. Ma noi facciamo le leggi, l’interpretiamo, le glossiamo e le dichiariamo come ne pare. Ecco, quel conte — io tacerò il nome — pigliò la figliuola d’un suo fornaio per moglie, e perché? Per- ché aveva roba assai, e pur nessuno l’ha ripreso. Un altro pur conte nobilissimo e ricco ha presa per moglie una figliuola d’un mulattiero senza dote, non per altro se non che gli è piacciuto cosi fare, ed ella ora tien luogo e grado di contessa ed egli è pur conte come prima. Questi giorni una figliuola d’Enrico di Ragona e sorella del Cardinal Aragonese, morto il marito che era duca di Malfi, prese per marito il signor Antonio Bologna, nobile, vertuoso ed onestamente ricco, che era stato col re Federico di Ragona per maggiordomo. E perché parve che digradasse, le gridarono la crociata a dosso e mai non cessarono fin che insieme col marito ed alcuni figliuoli l’ebbero crudelissimamente uccisa, cosa nel vero degna di gran- dissima pietá. Onde, non essendo ancora l’anno che il signor Antonio fu miseramente qui in Milano ammazzato ed avendo il signor Girolamo Vesconte il successo del matrimonio e de la morte questi di a la presenza di molti nel suo magnifico pa- lazzo de la Casa Bianca fuor di Milano narrato, io, che giá minutamente il tutto dal valoroso signor Cesare Fieramosca aveva inteso, ci composi sopra una novella, la quale ora vi dono, a ciò che talora, quando vi sarete da le publiche faccende ritratto, ben che sempre il vostro ozio sia pieno d’onesti negozi, possiate leggerla e tenerla per memoria di me, che di molto maggior cosa debitor vi sono. Ed a voi mi raccomando. State sano. NOVELLA XXVI Il signor Antonio Bologna sposa la duchessa di Malfi e tutti dui sono ammazzati. Antonio Bologna napolitano, come molti di voi puotero co- noscere, stette in casa del signor Silvio Savello mentre di- morò in Milano. Dopoi partito il signor Silvio, s’accostò con