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Deciana e venuti qui non per disputare ed astrologare o far lite, ma per ricrearci, darci piacere e star con gioia ed alle- grezza. Se io volessi starmi a lambicare il cervello, io me ne sarei restato a Vercelli con i miei clienti e non sarei venuto a Deciana e meno qui. Perciò mi parria, se cosi pare a voi, che per questi giorni, che saranno otto o dieci di, che dimora- remo in questo luogo, che noi devessimo bandir tutti i fastidi e pensieri noiosi ed usar quella onesta licenza che la stagione ed il luogo ci dá. Noi siamo in villa, lungi da la cittá ove a me bisognarebbe andar togato e a voi altri che ciascuno vestisse secondo il grado suo, ove qui ce ne stiamo, come vedete, senza cerimonie ed usiamo quella libertá che ci pare. E per levar via le liti che erano tra noi, non lasciando perciò il ragiona- mento dei ladronecci, io ve ne vo’ narrare uno fatto in Egitto, ove ebbe assai maggior premio che non averebbe conseguito se si fosse trovato tra gli spartani. Vi dico adunque che ne l’antiche istorie dei regi de l’Egitto si legge che, morto Proteo, successe a quello per re uno chiamato Rapsantico, il quale fu il piú ricco re che mai regnasse in quelle contrade. Egli, tro- vandosi i tesori grandissimi e quasi infiniti che a quelli di Proteo aveva aggiunti, non si confidando tenergli in palagio che fossero sicuri, perché in quel regno erano ladroni solenni, trovato un ingegnosissimo architetto, fece far un luogo par- ticolare con muri fortissimi per la custodia di quelli, e le porte erano ferrate. L’architetto, che sapeva la cagione che moveva il re a fabricare quella macchina, vi mise tutto l’ingegno suo per sodisfare al voler del re, e fece il luogo, oltra la beltá, molto sicuro. Tuttavia, combattuto e vinto da la cupidigia de l’oro che molte fiate i piú saggi col suo velenoso splendore abbaglia, nel muro che corrispondeva sovra la strada, e tutta era di pietre di marmo maestrevolmente acconcie, dispose in modo una pietra che ella si poteva levare e mettere, ed altresi alcune che di dentro guardavano tanto sottilmente acconciò, che chi sapeva il fatto come stava sarebbe di notte entrato ed uscito che uomo niente non se ne sarebbe avveduto giá mai. Finita che fu l’opera, il re fece portarvi dentro tutti i suoi