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326 PARTE PRIMA eroi Colonnesi ricevo, i quali da me d’altro che d’una pron- tissima volontá d’ubidire, armata d’una vera fede e di non troppo ben purgato inchiostro, non si ponno pagare. State sano. NOVELLA XXIV Una donna falsamente incolpata è posta per ésca ai lioni e scampa, e l’accusatore da quelli è divorato. Seguendo, madama osservandissima, la materia de la quale qui s’è ragionato e questionato, volendosi dimostrare quanti scandali e disordini sogliano avvenire per gli appetiti disor- dinati di molti uomini, vi narrerò una novella che, giá molti anni sono, udii raccontare al nostro magnifico messer Fanzino da la Torre, il quale tutti conoscete. Egli fu uno dei gentiluomini che da l’illustrissimo signor nostro Gian Francesco marchese di Mantova fu mandato in Francia per compagnia di madama Chiara, sorella di esso marchese e madre di Carlo ora duca di Borbone, quando andò a marito, sposata da monsignor Giberto dei reali di Francia e conte di Montpensier, e lá in Francia di- ceva da uomini degni di fede averla udita narrare, e veduta essa istoria sculta in marmo nel luogo ove il caso occorse. Dico adunque che nel reame di Francia fu giá un signor de la Rocca Soarda, il quale, essendo in quelle bande gran barone e molto ricco, teneva una splendida e magnifica corte dilettandosi oltra modo de la caccia e di augelli di rapina. Teneva anco in un suo cortile alcuni lioni. Prese costui per moglie una bellissima madama del paese, la quale, oltra la beltá che in lei si vedeva mirabile, aveva poi i piú lodati e saggi modi e i piú bei costumi che donna che fosse in quelle contrade, di maniera tale che ciascuno che la vedeva era astretto sommamente a lodarla. Aveva il marito di costei un suo maestro di casa, uomo di tren- tatré anni, il quale, non misurando ben le sue forze e meno considerando la nobiltá ed onestá de la sua padrona, da le bellezze di quella abbagliato si fieramente di lei s’accese, che ogn’altro pensiero gli usci di mente, pensando di continovo