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NOVELLA XXII che molto poco il rimanente de la notte aveva dormito, si levò molto a buon’ora e fatto,si chiamar quel cittadino messinese col cui mezzo aveva al padre domandata Fenicia per moglie, a lui impose quanto voleva che facesse. Costui, de l’animo e vo- luntá del signor Timbreo pienamente informato e da lui astretto, su l’ora del desinare andò a trovar messer Lionato, che ne la sala passeggiava aspettando che il desinare fosse ad ordine, ove medesimamente era l’innocente Fenicia, che in compagnia di due sorelle di lei minori e de la madre certi suoi lavori di seta trapungeva. Quivi il cittadino giunto e da messer Lionato graziosamente raccolto, cosi disse: — Messer Lionato, io ho a fare un messo a voi, a la donna vostra ed a Fenicia per parte del signor Timbreo. — Siate il ben venuto — rispose egli. — E che ci è? Moglie e tu Fenicia, venite ad intender meco ciò che il signor Timbreo ci fa intendere. — Alora il messo di questa maniera parlò: — Egli si suol communemente dire che amba- sciatore in riferir quanto gli è imposto non deve pena alcuna patire. Io vengo a voi mandato da altri e duoimi infinitamente eh’ io vi rechi nuova che vi annoi. Il signor Timbreo di Car- dona a voi, messer Lionato, e a la donna vostra manda di- cendo, che voi vi provediate d’un altro genero, imperò che egli non intende d’aver voi per suoceri, non giá per mancamento vostro, i quali egli crede e tiene esser leali e da bene, ma per aver veduto con gli occhi suoi cosa in Fenicia che mai cre- duto non averebbe. E per questo a voi lascia il proveder ai casi vostri. A te mò, Fenicia, dice egli che l’amore che a te portava mai non deveva ricever il guiderdone che dato gli hai, e che d’altro marito tu ti proveggia, si come d’altro amante ti sei provista, o vero quello pigli a cui la tua verginitá donasti ; perciò che egli non intende aver teco pratica alcuna, poi che prima il facesti sire di Corneto che marito. — Fenicia, udendo questa amara e vituperosa ambasciata, restò come morta. Il si- mile fece messer Lionato con la donna sua. Tuttavia pigliando animo e lena, che quasi per isvenimento gli era mancata, cosi messer Lionato al messo disse : — Frate, io sempre dubitai, dal primo punto che mi parlasti di questo maritaggio, che il signor