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lasciatosi vincer da lo sdegno, perse il freno de la sua pazienza e si lasciò trasportare da la grandezza de l’animo suo, parendoli che invece di dever ricever onore gli fosse biasimato e in luogo di meritar guiderdone gli era il suo ufficio levato, trascorse con agre rampogne a lamentarsi del re e a chiamarlo ingrato, cosa appo i persiani stimata come un delitto de l’offesa maiestá. Vo- lentieri si sarebbe partito da la corte e ridutto a le sue castella; ma questo non gli era lecito senza saputa e congedo del re, e a lui di chieder la licenza non sofferiva il core. Al re da l’altro canto era il tutto apportato che Ariabarzane faceva, e quanto parlava; il perché fattoselo un giorno chiamare, come egli fu dinanzi al re, cosi Artaserse gli disse:—Ariabarzane, i tuoi lamenti sparsi, le tue amare querele or quinci or quindi volate, ed il tuo continuo rammarico, per le molte finestre del mio pa- lazzo a l’orecchie mie sono penetrate e m’hanno fatto intender cosa di te eh’ io con difficultá ho creduto. Vorrei mo saper da te ciò ch’a lamentarti t’ha indutto, che sai che in Persia il que- relarsi del suo re, e massimamente il chiamarlo ingrato, non è minor fallo che biasimar i dèi immortali, perché gli antichi sta- tuti hanno ordinato che i regi a par degli dèi siano riveriti; poi tra i peccati che le nostre leggi acerbamente puniscono, il pec- cato de l’ingratitudine è pur quello che acerbissimamente è ven- dicato. Or via, dimmi in che cosa sei da me offeso, ché ancora ch’io sia re, non debbo senza ragione ad alcuno far offesa, per- ciò che non re, come sono, ma tiranno, ch’esser mai non vo- glio, sarei meritevolmente chiamato. — Ariabarzane, ch’era pieno di mal talento, seguendo pur tuttavia la grandezza de l’animo suo, tutto ciò che in diversi luoghi detto aveva molto del re quere- landosi, disse. A cui il re cosi rispose : — Sai tu, Ariabarzane, la cagione che m’ha ragionevolmente mosso a levarti il grado de l’ufficio del senescalco? Perciò che tu a me volevi levar il mio. A me appartiene in tutte l’opere mie esser liberale, cor- tese, magnifico, usar cortesia a ciascuna persona, ed ubligarmi i miei servidori dando lor del mio, e rimeritarli non puntalmente a la bilancia de l’opere da loro a mio servigio e profitto fatte, ma sempre donarli di piú di ciò ch’essi hanno meritato. Io non