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modo fermarla che fosse sempre stata ferma? Se quella finestra è de la camera ove io dormo, come stava aperta a quell’ora s’io non lo consentiva? Io con l’aita de la mia servente, poi che ebbi mandato giú lo spago al quale egli appiccò la scala, in alto la tirai, e quella accomandata di modo che non poteva dislegarsi, feci cenno a messer Aloise che su salisse. Ma come la sua e mia sventura volle, senza pur potermi toccar la mano, in terra con mio inestimabil dolore precipitò. Il perché rivochi la confessione che d’esser ladro ha fatto, e dica pur il fatto come fu, poi che io di confessarlo non mi vergogno. Eccovi le lettere che egli tante mi scriveva ricercandomi di parlare, e sempre chiedendomi per moglie. Ecco la scala, che fin ora sempre è rimasa in camera mia. Ecco la mia fante, che ad ogni cosa m’è stata mezzana ed aiutrice. — Messer Aloise, domandato da quei signori, confessò la cosa come era. Onde medesima- mente fu da quei signori assoluto, e volle la sua cara amante sposar per legittima sua sposa. Il prencipe molto lo commendò. Andarono adunque tutti i parenti de le parti a casa di madonna Gismonda, ove con generai piacer di tutti solennemente la sposò, e si fecero le nozze sontuose ed oltra modo onorevoli, e messer Aloise con la sua sposa lungamente in santa pace visse. Madonna Luzia e madonna Isotta al tempo loro partorirono dui belli figliuolini maschi. Il che non poco accrebbe il piacer dei padri loro, che vissero con le madri tranquillamente, e tra lor dui come fratelli, piú volte de le beffe loro saggiamente da le mogli fatte ridendo. E per Vinegia il savio parer del prencipe fu da tutti senza fine commendato e molto accrebbe la fama de la sua prudenza. Che in vero fu prencipe prudentissimo, e molto col suo sapere e col conseglio aggrandí il dominio de la sua Re- publica, la quale ne l’ultimo, senza che meritato lo avesse, molto poco grata se gli dimostrò, deponendolo da la sua degniti ducale perché era troppo vecchio.