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NOVELLA XIV un’ora nel letto, che si levò un torbido e tempestoso vento, il quale con infiniti tuoni e lampi menò una guazzosa e gros- sissima pioggia, e tuttavia tuonando e lampeggiando furono i dui amanti dal fuoco de le folgoranti saette nel letto tocchi e di modo percossi che tutti dui, ignudi e strettissimamente ab- bracciati, morti si ritrovarono. Il pianto ne la casa si levò gran- dissimo e tutta la notte durò. La matina poi, publicatosi l’or- rendo caso con generai dolore di tutta la cittá di Napoli, furono gli sfortunati amanti onorevolmente in una sepoltura collocati, sovra la quale furono questi versi e molti altri epitaffi latini e volgari posti : Voi, fortunati amanti, che godete tranquillamente i vostri lieti ameri, mirate se mai furo aspri dolori a par di quei ch’a me soffrir vedete. Meco cercai pigliar ad una rete la mia diletta sposa, e ratto fuori di speme mi trovai, fra mille errori in mar e ’n terra senza aver quiete. E quando venne il tempo che la speme a fiorir cominciò, la prima sera fu del mio frutto svelta la radice; ché ’I folgorante Giove meco insieme uccise la mia donna. Ahi sorte fiera! qual piú di me si truova oggi infelice?