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IL BANDELLO al signor MARIO EQUICOLA D’OLVETO salute Strani e spaventosi talora son pur troppo i fortunevol casi che tutto il di veggiamo avvenire, e non sapendo trovar la ca- gione che accader gli faccia, restiamo pieni di meraviglia. Ma se noi crediamo, come siamo tenuti a credere, che d’arbore non caschi foglia senza il volere e permission di colui che di nulla il tutto creò, pensaremo che i giudici di Dio sono abissi profondissimi e ci sforzaremo quanto l’umana fragilitá ci per- mette a schifar i perigli, pregando la pietá superna che da lor ci guardi. La Fortuna lasciaremo riverire agli sciocchi, e loda- remo il satirico poeta che disse: — O Fortuna, noi uomini ti facciamo dea ed in cielo ti collochiamo. — Ora io vi mando un meraviglioso accidente che di nuovo in Napoli è occorso, pieno di stupore e di compassione, secondo che in casa del si- gnor abbate di Gonzaga narrò, non è molto, il piacevole e gentil giovine messer Giovantomaso Peggio. Quando voi Fave- rete letto, vi piacerá leggerlo a la nostra comune padrona, madama Isabella da Este marchesa di Mantova, e tenermi ne la sua buona grazia. Sarete anche contento communicarlo con le gentilissime damigelle di quella, che pur solevano cosi volentieri le cose mie leggere, non vi scordando il nostro gentilissimo e dotto messer Gian Giacomo Calandra ed il mio piacevole tanto da me amato il signor Girolamo Negro. State sano.