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caso di cui parlo. Onde, come ho detto, avendolo scritto, non ho voluto che senza il vertuoso vostro nome si veggia; perciò che, parlando de la signora Camilla Scarampa, mi è parso con- venevole che a la signora Camilla Scarampa si doni e consacri, e tanto piú volentieri ve lo mando, quanto che la signora vo- stra madre ed il signor Aloise Scarampo vostro fratello, che furono a la narrazion presenti, affermaron la detta signora Ca- milla esser stata del vostro sangue, e voi per quella aver il nome che avete. Il che sará cagione che questa mia novella non potrá esservi se non cara, e giovami credere che sará ca- gione di farmi veder qualche bella vostra composizione, paren- domi un’etá che io non ho da voi né lettere né rime; e pur vi deverebbe talora sovvenire di me che tanto vi son servidore. Ma com’esser può che di cosi nobil morte e pietosa di questa vo- stra parente voi negli scritti vostri non abbiate fatto mai men- zione alcuna? ché in vero merita esser tenuta viva ne la me- moria de la posteritá. State sana. NOVELLA XIII La signora Camilla Scarampa, udendo esser tagliata la testa al suo marito, subito muore. La disputa che voi, signori, tra voi graziosamente fatta avete, m’induce a narrarvi non una novella, ché questo nome non vo’ a la mia narrazione dare, ma un pietoso e breve caso, per il quale vederete che non solamente per soverchia allegrezza si muore, ma che anco si muor di doglia. Era del paese di Mon- ferrato governatore il signor Costantino Aranite, cacciato del suo dominio da l’imperador dei turchi. E perché era de la madre del marchese Guglielmo di Monferrato strettissimo pa- rente, a Casale si ridusse, ed essendo il marchese Guglielmo ancor fanciullo, egli lo stato governava. Avvenne in quei di che il signor Scarampo degli Scarampi, famiglia in questa cittá ricca e nobilissima e di veneranda antichitá, che aveva per moglie una gentilissima e bella donna pur de la famiglia degli Scarampi, che Camilla si nomava, venne a questione con un gentiluomo