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che tutta la cristianitá altro non pensa che offenderti. Ed ora intendo io che il lor papa altro non fa che mandar i suoi pre- lati qua e lá per unire tutti i prencipi de la cristianitá a rovina tua. Ma se i cristiani s’unissero, che Dio noi voglia, che fa- remmo noi? Se tu perseveri in questa tua vita feminile, se tu di modo ti snervi, che a poco a poco il tuo valore si perda, la virilitá si debiliti e i soldati tuoi piú non s’armino e le cose de la guerra vadano in oblio, che fora se col soffi di Persia tuo acerbissimo nemico e col soldano d’Egitto parimente tuo av- versario i prencipi cristiani d’Europa s’unissero ? Aborre l’animo mio a pensar a questo, e prego Dio che non doni questa mente a’ cristiani, ché certamente l’imperio tuo se n’anderebbe in fumo. Ornai, signor mio, destati, ché troppo hai dormito, mo- strati esser uomo e non femina, segui le vestigie dei tuoi an- tecessori, e attendi a governar il tuo imperio e fa’che i tuoi soldati tutto il di siano con l’arme in mano. E se pur questa greca cotanto ti piace che tu difficilmente la possi lasciare, chi ti divieta che teco ne le spedizioni non la meni ? Perché non puoi goder la sua beltá ed insiememente attender a la milizia? Molto piú dilettevoli ti saranno i piaceri, se dopo l’aver com- battuto e debellato una cittá ne le braccia di quella ti metterai, che non è ora a starle mai sempre a canto. Prova a separarti per qualche giorno da lei, e troverai per effetto esser vero quello che io ti dico, perché conoscerai chiaramente la differenza che è tra i piaceri continovati e quelli che interpellatamente si gu- stano. Restami, signor mio, a dirti che le tante vittorie che i tuoi maggiori hanno avute e l’acquisto che tu di questo im- perio greco hai fatto, sono nulla, se tu non le mantieni ed ac- cresci, perciò che minor vertú non è l’acquistare che il saper conservare le cose acquistate. Vince, vince, signor mio, te stesso, e vincerai tutto il resto. Ti supplico adunque, se cosa da me ti è stata detta che l’animo tuo offenda, che tu meco usando de la tua clemenza mi perdoni, e pensi che la mia servitú e il zelo de l’onor tuo e de la tua salute a questo m’ha spinto. Ti as- securo bene e santamente giurar ti posso, che io non ho detto cosa alcuna se non per giovarti. A te ora sta a far tutto quello