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n6 PARTE PRIMA di lei si stranamente s’innamorò, che ad altro il suo pensiero rivolger non poteva. Finito il ballo, che era parso lunghissimo al cameriero, e cominciandosi a sonare un’altra danza, egli la richiese di ballare e ballò seco un ballo a la gagliarda, perciò che ella a la gagliarda danzava molto bene e tanto a tempo, che era un grandissimo spasso a mirarla come aggraziatamente si moveva. Ritornò il cameriero a danzar seco, e se non fosse stato per vergogna, egli ogni danza l’averebbe presa, parendogli quando la teneva per la mano che sentisse il maggior piacer che sentito avesse giá mai. E ancor che ella tutto il di lavorasse, nondimeno ella aveva una man bianca, lunghetta e morbida molto. Il misero amante cosi subitamente di lei e de le sue belle maniere acceso, mentre che credeva mirandola ammorzar le novelle nascenti fiamme che giá miseramente lo struggevano, non se ne accorgendo a poco a poco le faceva maggiori, ac- crescendo con gli sguardi la stipa al fuoco. Ne la seconda e terza danza che seco fece, assai motti e parolucce il giovine le disse come far sogliono i novelli amanti. Ella sempre saggia- mente gli diede risposta dicendo che non le parlasse d’amore, perciò che a povera giovane come ella era non stava bene mai a dar orecchie a simil favole, né altro mai l’importuno fer- rarese cavare ne puoté. Fornito il ballare, il ferrarese le andò dietro per imparar ove ella aveva la stanza. Ebbe poi piú volte e in Gazuolo e fuori comoditá di parlar con Giulia e di sco- prirle il suo ferventissimo amore, sforzandosi pur sempre di farla de le sue parole capace e riscaldarle il freddissimo petto. Ma per cosa ch’egli le dicesse giá mai ella punto non si mosse dal suo casto proponimento, anzi caldamente lo pregava che • la lasciasse stare e non le desse noia. Ma il meschino amante a cui l’amoroso verme fieramente rodeva il core, quanto piú ella dura e ritrosa ,si mostrava, tanto piú egli s’accendeva, tanto piú la seguitava e tanto piú s’affaticava di renderla pieghevole a’ suoi appetiti, ben che il tutto era indarno. Fecele da una vecchia, che pareva santa Cita, parlare, la quale fece l’ufficio suo molto diligentemente, sforzandosi con sue lusinghevoli ciance corromper l’indurato affetto de la casta Giulia. Ma la giovanetta