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il quale, avendo inteso la prudentissima risoluzione che si fece, assai con accomodate parole quella lodando, disse che meglio far non si poteva. Ed a questo proposito egli narrò un fierissimo ac- cidente, altre volte a Firenze avvenuto. Il quale essendo attenta- mente stato udito, vie piú confermò il signor vostro consorte e voi ne la fatta conchiusione. Ond’ io, parendomi il caso degno di compassione e di memoria, cosi precisamente com’era stato da l’Alemanni detto, quello scrissi. Sovvenendomi poi che voi piú e piú volte essortato m’avete a far una scielta degli accidenti che in diversi luoghi sentiva narrare e farne un libro, e giá aven- done molti scritti, pensai, sodisfacendo a l’essortazioni vostre, che appo me tengono luogo di comandamento, metter insieme in modo di novelle ciò che scritto aveva, non servando altrimenti ordine alcuno di tempo, ma secondo che a le mani mi venivano esse novelle disporre, ed a ciascuna di quelle dar uno padrone o pa- drona dei miei signori ed amici. Il perché avendo questa de l’Ale- manni scritta, ancor che altre ne siano state narrate a la presenza vostra, ben fatto giudicai che, questa al nome vostro donando ed ascrivendo, quello a le mie novelle io ponessi per capo e diffen- siva insegna. Essendo adunque stata voi la causa e l’origine, non bene misurando le forze mie, che io le novelle scrivessi, quali elle si siano, convenevol cosa m’è parso che voi siate la prima a la quale io, pagando il debito de la mia servitú e di tanti benefici vo- stri verso di me, ne doni una, e che innanzi al libro siate quella che mostri la strada a l’altre. Io mi do a credere, anzi porto pur fermissima openione, che voi le cose mie leggerete, perché assai spesso ho veduto quanto lietamente esse mie ciance pigliate in mano e buona parte del tempo quelle leggendo consumate. Né di questo contenta, le rileggete, e, che assai piú importa, quelle lodate. E ben che alcuni potrebbero dire che voi gli scritti miei commendiate, non perché essi siano degni d’esser né letti né ce- lebrati, ma perché da me vengono, che tanto vi son servidore e che voi, la vostra mercè, in mille casi avete dimostro tener piú caro che forse, ri sguardando a ciò eh’ io sono, non si converrebbe, essendo voi tra le rarissime donne del nostro secolo la piú, di vertú, di costumi, di cortesia e d’onestá, rara, e di buone lettere