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NOVELLA IV (V) 115 essere usato. Ora, riduttomi a memoria uno orribile e fierissimo misfatto, che non è gran tempo che in Gheldria segui, che anticamente fu Sicambria chiamata e ha li suoi campi con le castella tra la Mosa e il Reno, penso che al signor marchese e a voi altri, signori, non dispiacerà che io lo vi racconti. Devete adunque sapere che, correndo gli anni de la nostra salute mille- quattrocentosettanta, poco più o poco meno, si ritrovò in Ghel¬ dria duca di quella provincia il signor Arnolfo, di età molto vecchio, che ai giorni suoi, stato cavaliere de la persona valente e ne l’armi esercitato, si aveva acquistata in diverse imprese grandissima fama. Egli ebbe per moglie una sorella del duca di Clèves, de la quale generò uno figliuolo nominato Adolfo, cui diede una sorella del duca di Borbone per moglie, e fece le nozze con grandissima pompa. Esso Adolfo pratticava molto intrinsecamente col duca Carlo di Borgogna, grandissimo nemico del duca di Lorrena e de’ svizzeri. Era Adolfo di pessimi co¬ stumi e fora di misura crudele e desideroso di dominare. Pa¬ rendoli pure che il padre suo troppo tardasse a morire, ancora che Io vedesse quasi decrepito, ebro del disordinato appetito di farsi signore, non volendo a patto veruno aspettare il morire naturale di quello, corruppe molti servitori di detto suo padre; e apprestate le insidie, una sera, essendosi il povero vecchio ridutto a la sua camera per andare a letto, non temendo del figliuolo — e chi teme il figliuolo? — intrò in camera del padre l’empio e scelerato Adolfo con gli armati suoi, non meno di lui ribaldi e crudeli. E violentemente prese lo sfortunato vecchio, e già disvestito e discalciato, come lo trovò, nefariamente lo mandò via quasi ignudo, ben che fosse di gennaio, e lo fece condurre scalzo e a piedi cerca cinque miglia de le nostre, che sono più di venti italiane, a uno suo castello, ove in uno fondo di una fortissima torre, che lume alcuno non aveva, senza pietà lo imprigionò, quivi tenendolo per ¡spazio di sei mesi in gra¬ vissimi disagi. Il duca di Clèves in favore di Arnolfo suo co¬ gnato prese l’armi contra il nipote, e con danni del paese si sforzò di farlo liberare; ma nulla puoté ottenere. Vi si affaticò anco Carlo duca di Borgogna, per accordare il figliuolo col