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338 PARTE SECONDA risoluzione che tu ti deliberi prender moglie quale gli amici e parenti nostri meco ti daranno, altrimenti io mi ritroverò erede a modo mio, ché sai che io ho ricomperato tutta la roba che era al fisco e ne posso disporre come mi piace. A me non mancheranno figliuoli, se tu disubidiente mi sarai. Va' e pensa bene ai casi tuoi e fra dui di a la più lunga dammi risoluta risposta. — Aveva già Emilia qualche cosa di questo inteso e con lagrime sugli occhi a Fabio la data fede e il maritai anello ricordato. Fabio poi che intieramente ebbe conosciuto la mente del padre, la notte che segui andò a ritrovar la sua Emilia e le parole che tra il padre e lui erano occorse tutte le disse. Disputarono insieme pur assai di quanto far si deveva, cercando dei dui mali elegger il minore. Ed avendo sovra que¬ sto lungamente questionato, pregò Fabio la sua Emilia che si volesse acquetare, dicendole: — Anima mia, io ho senza fine pensato sovra il caso nostro, per veder di ritrovar qualche mezzo che mio padre non mi molestasse, ma permettesse ch’io me ne vivessi come fatto ho fin al presente; ma egli sta ostinato in voler per ogni modo ch'io prenda per moglie quella che egli, gli amici e parenti nostri mi daranno. Io son più tosto presto di morire che di mancar de la mia fede. Ben è vero che ca¬ rissimo mi sarebbe, non rompendo a te la data parola, a mio padre sodisfare. Il perché io vorrei che tu fussi contenta che con tua buona grazia io quella donna sposassi che egli mi darà. Per questo tu non perderai cosa alcuna, perciò che io sempre che ci sarà la comodità verrò a giacermi teco, e quella che mi sarà per moglie data io lascerò sola a casa dimorarsi. Mio padre è vecchio e non può ornai tongamente molto campare: come egli sia morto, io quella che ora prenderò, col veleno mi leverò dinanzi agli occhi, e te poi publicamente sposerò. Altri¬ menti egli minaccia, non pigliando quella che dar mi vuole, di eseredarmi. Parlargli di te è gettar via parole. — Emilia udendo questi parlari, dirottamente piangeva. Onde egli recatosela in braccio e più di mille volte abbracciatola e basciatola, dolce¬ mente le diceva: — Ché piangi, vita mia? Sta’ di buona voglia, ché Fabio sempre sarà tuo. Deh, unico mio bene e vivo sangue de le mie vitali vene, non t'affligere oramai più, ché con questo