Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/309


306 PARTE SECONDA amico, a questa il vostro onorato nome posi come scudo che la diffenda; ed al presente che da Milano tornato sono, quella vi porto per non venir innanzi a voi che mia singolarissima padrona séte, a man vote. Degnate adunque, signora mia, quella accettare e me nel numero dei vostri più fedeli servidori anno¬ verare. Quando poi il signor conte Baldessare vostro onorato consorte sarà da Roma ritornato, vi piacerà essa mia novella mostrargli ; ché mi fo a credere per l’amore che sempre mi ha portato, che la vedrà molto volentieri, avendo di continovo dimostro le cose mie cosi in rima come in prosa piacergli, come per lettere sue a me scritte che vedute avete fa largo testimonio. State sana. NOVELLA II Don Faustino con nuova invenzione de l'augello griffone gode del suo amore gabbando tutti i suoi popolani. Poi che s’è cenato, non so già io come entrati siamo a ra¬ gionar d’amore e de le sue poderose e divine forze le quali senza dubio sono meravigliose molto e fuor d’ogni credenza umana, parendomi che tosto si doveva ciascuno di noi lamen¬ tare de l’ordinatore de la cena, essendo tutta stata insipida e senza sale, ancor che il nostro gentilissimo messer Emilio de¬ gli Emili si sia rammaricato che alcune vivande fossero fuor di misura salate. Ma vadasi a far acconciar il mal sano palato e gusto ed impari che cosa sia ad insaporir le vivande, e non si confidi del maestro dei cuochi Apicio, perciò che egli mai questo segreto non apparò, e se apparato lo aveva, non l’insegnò altrui quando tanti condimenti di cibi e sapori scrisse. E per non tenervi a bada, vi dico che cena né desinare sarà saporito già mai, e siavi pur per cuoco chi si sia, se non vi sono de le belle e leggiadre donne di brigata, intendendomi sanamente, ché io non ci vorrei pinzochere né spigolistre né vecchie, ma de le piacevoli, amorose ed oneste giovani. Io stamane quando invitato fui ad esser qui a cena, portai ferma openione che la brigata nostra non devesse esser senza donna, perciò che se¬ condo che elle senza noi ponno far poco lieti e piacevoli i lor