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104 PARTE PRIMA E detto questo, postasi in ginocchione dinanzi a quello e le ginoc¬ chia di lui abbracciando e le mani basciandogli, disse molte parole piene di compassione. Ella era sul fiore de la sua età e in quei tempi la più formosa, leggiadra e bella giovane che l’Affrica avesse. E tanto di vaghezza il pianger l’accresceva quanto a molte so¬ glia l'allegria ed il soave e moderato riso aggiungere; di maniera che Masinissa essendo giovine e secondo la natura dei nu¬ midi molto facile ad irretirsi nei lacci de l’amore, veggendosi tanta beltà innanzi non si poteva saziare con occhio ingordo e a fiamme amorose pieghevole di rimirarla e vagheggiarla. Non se ne accorgendo adunque, egli si fieramente di lei s’accese che mai più non arse si cocente fiamma qual si fosse amoroso core. Onde fattole animo e da terra levandola, quella essortò a seguire il suo parlare, la quale cosi disse: — Se a me tua prigionera e serva lece, o signor mio, pregarti, io umilmente ti prego e ti supplico per la regai maestà ne la quale poco avanti eravamo ancora noi come tu al presente sei, e per il nome numidico stato a te e a Siface commune, e per i dèi tutelari e padroni di questa città i quali con miglior fortuna e più lieti successi e prosperi in quella ti ricevano che fuor Siface non mandarano, che tu di me pietoso esser ti degni. Né pensare che io gran cosa voglia. Usa l’imperio tuo e quello che la ragion de la guerra vuole sovra di me. Fammi se vuoi in dura prigione macerare o quella morte con quelli tormenti che più ti aggradano patire. Che sia la morte che io soffrirò quanto si voglia acerba, fiera e crudele: a me più cara assai sarà che la vita, perciò che io nes¬ suna morte rifiuto, pur che io non venga a le superbe mani ed arbitrio crudelissimo dei romani. Quando io altra non fossi che stata consorte di Siface, tuttavia d’un numida e meco in Affrica nato voglio più tosto la fede esperimentare che d’uno degli stra¬ nieri. Io so che tu conosci ciò che una cartaginese e figliuola di Asdruballe debbia fermamente da' romani aspettare e da la su¬ perbia di quelli temere. Se tu, signor mio, hai sorelle, pensa che in tale si trista ed avversa fortuna potrebbero cadere quale è questa ove io mi ritrovo. Cosi fatta è la rota de la fortuna, la quale ogni di veggiamo instabile, volubile e varia, che ora pace