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AL LAGO SOLITARIO 149 Né traccia serbi de’ mirati aspetti? Né d’aura o d’ala che, fuggendo, il muto Gorgo sfiorò memoria alcuna serbi? Simile a te foss’io, placido lago, Senza né segno né memoria! Assai Tristo è il ricordo de’ perduti giorni E de’ lontani eventi e delle cose Invano amate e possedute; assai Tristo il ricordo, e pien d’affanno, allora Che dileguata la speranza e chiuso Alle lusinghe e ai dolci inganni è il core. Pure, qui sul tuo margine di molli Fiori dipinto, qui talor mi giova Stanco seder; che se di me non posso, Ben mi posso del mondo e di sue vili Costumanze scordar. Miro, tacendo, Il tuo lucido specchio, e, non so come, Di dentro anch’io mi rassereno, e quasi Benedico la vita e dell’immenso Riso m’allegro dell’eterea luce.