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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/83


canto trentesimoquinto 77


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     — E chi? — Ferrati disse. Ella rispose:
— Ruggiero; — e a pena il potè proferire,
e sparse d’un color come di rose
la bellissima faccia in questo dire.
Soggiunse al detto poi: — Le cui famose
lode a tal prova m’han fatto venire.
Altro non bramo, e d’altro non mi cale,
che di provar come egli in giostra vale. —

77
     Semplicemente disse le parole
che forse alcuno ha giá prese a malizia.
Rispose Ferraú: — Prima si vuole
provar tra noi chi sa piú di milizia.
Se di me avvien quel che di molti suole,
poi verrá ad emendar la mia tristizia
quel gentil cavallier che tu dimostri
aver tanto desio che teco giostri. —

78
     Parlando tuttavolta la donzella
teneva la visiera alta dal viso.
Mirando Ferraú la faccia bella,
si sente rimaner mezzo conquiso,
e taciturno dentro a sé favella:
— Questo un angel mi par del paradiso;
e ancor che con la lancia non mi tocchi,
abbattuto son giá da’ suoi begli occhi. —

79
     Preson del campo; e come agli altri avvenne,
Ferraú se n’uscí di sella netto.
Bradamante il destrier suo gli ritenne,
e disse: — Torna, e serva quel c’hai detto. —
Ferraú vergognoso se ne venne,
e ritrovò Ruggier ch’era al conspetto
del re Agramante; e gli fece sapere
ch’alla battaglia il cavallier lo chere.