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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/75


canto trentesimoquinto 69


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     ma s’io t’abbatto, come io credo e spero,
guadagnar voglio il tuo cavallo e l’armi,
e quelle offerir sole al cimitero,
e tutte l’altre distaccar da’ marmi;
e voglio che tu lasci ogni guerriero.
Rispose Rodomonte: — Giusto parmi
che sia come tu di’; ma i prigion darti
giá non potrei, ch’io non gli ho in queste parti.

45
     Io gli ho al mio regno in Africa mandati:
ma ti prometto, e ti do ben la fede,
che se m’avvien per casi inopinati
che tu stia in sella e ch’io rimanga a piede,
farò che saran tutti liberati
in tanto tempo quanto si richiede
di dare a un messo ch’in fretta si mandi
a far quel che, s’io perdo, mi commandi.

46
     Ma s’a te tocca star di sotto, come
piú si conviene, e certo so che fia,
non vo’ che lasci l’arme, né il tuo nome,
come di vinta, sottoscritto sia:
al tuo bel viso, a’ begli occhi, alle chiome,
che spiran tutti amore e leggiadria,
voglio donar la mia vittoria; e basti
che ti disponga amarmi, ove m’odiasti.

47
     Io son di tal valor, son di tal nerbo,
ch’aver non dèi d’andar di sotto a sdegno. —
Sorrise alquanto, ma d’un riso acerbo
che fece d’ira, piú che d’altro, segno,
la donna, né rispose a quel superbo;
ma tornò in capo al ponticel di legno,
spronò il cavallo, e con la lancia d’oro
venne a trovar quell’orgoglioso Moro.