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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/66

60 canto


8
     Né sí leggiadra né sí bella veste
unque ebbe altr’alma in quel terrestre regno;
e raro è sceso e scenderá da queste
sfere superne un spirito sí degno,
come per farne Ippolito da Este
n’have l’eterna mente alto disegno.
Ippolito da Este sará detto
l’uomo a chi Dio sí ricco dono ha eletto.

9
     Quegli ornamenti che divisi in molti,
a molti basterian per tutti ornarli,
in suo ornamento avrá tutti raccolti
costui, di c’hai voluto ch’io ti parli.
Le virtudi per lui, per lui soffolti
saran gli studi; e s’io vorrò narrar li
alti suoi merti, al fin son sí lontano,
Ch’Orlando il senno aspetterebbe invano.

10
     Cosí venía l’imitator di Cristo
ragionando col duca: e poi che tutte
le stanze del gran luogo ebbono visto,
onde l’umane vite eran condutte,
sul fiume usciro, che d’arena misto
con l’onde discorrea turbide e brutte;
e vi trovar quel vecchio in su la riva,
che con gl’impressi nomi vi veniva.

11
     Non so se vi sia a mente, io dico quello
ch’al fin de l’altro canto vi lasciai,
vecchio di faccia, e sí di membra snello,
che d’ogni cervio è piú veloce assai.
Degli altrui nomi egli si empia il mantello;
scemava il monte, e non finiva mai:
et in quel fiume che Lete si noma,
scarcava, anzi perdea la ricca soma.