Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/386

380 canto


88
     V’è che negli infantili e teneri anni
lo scettro di Strigonia in man gli pone:
sempre il fanciullo se gli vede a’ panni,
sia nel palagio, sia nel padiglione:
o contra Turchi, o contra gli Alemanni
quel re possente faccia espedizione,
Ippolito gli è appresso, e fiso attende
a’ magnanimi gesti, e virtú apprende.

89
     Quivi si vede, come il fior dispensi
de’ suoi primi anni in disciplina et arte.
Fusco gli è appresso, che gli occulti sensi
chiari gli espone de l’antiche carte.
— Questo schivar, questo seguir conviensi.
se immortal brami e glorioso farte, —
par che gli dica: cosí avea ben tinti
i gesti lor chi giá gli avea dipinti.

90
     Poi cardinale appar, ma giovinetto,
sedere in Vaticano a consistoro,
e con facondia aprir l’alto intelletto,
e far di sé stupir tutto quel coro.
— Qual ha dunque costui d’etá perfetto?
(parean con maraviglia dir tra loro).
Oh se di Pietro mai gli tocca il manto,
che fortunata etá! che secol santo! —

91
     In altra parte i liberali spassi
erano e i giuochi del giovene illustre.
Or gli orsi affronta sugli alpini sassi,
ora i cingiali in valle ima e palustre:
or s’un ginnetto par che ’l vento passi,
seguendo o caprio o cerva multilustre,
che giunta par che bipartita cada
in parti uguali a un sol colpo di spada.