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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/35


trentesimoterzo 29


112
     Et in desperazion continua il messe
uno che giá gli avea profetizzato
che le sue mense non sariano oppresse
da la rapina e da l’odore ingrato,
quando venir per l’aria si vedesse
un cavallier sopra un cavallo alato.
Perché dunque impossibil parea questo,
privo d’ogni speranza vivea mesto.

61
     Or che con gran stupor vede la gente
sopra ogni muro e sopra ogn’alta torre
entrare il cavalliero, immantinente
è chi a narrarlo al re di Nubia corre,
a cui la profezia ritorna a mente;
et obliando per letizia tòrre
la fedel verga, con le mani inante
vien brancolando al cavallier volante.

114
     Astolfo ne la piazza del castello
con spazïose ruote in terra scese.
Poi che fu il re condotto inanzi a quello,
inginochiossi, e le man giunte stese,
e disse: — Angel di Dio, Messia novello,
s’io non merto perdono a tante offese,
mira che proprio è a noi peccar sovente,
a voi perdonar sempre a chi si pente.

115
     Del mio error consapevole, non chieggio
né chiederti ardirei gli antiqui lumi.
Che tu lo possa far, ben creder deggio,
che sei de’ cari a Dio beati numi.
Ti basti il gran martir ch’io non ci veggio,
senza ch’ognior la fame mi consumi:
almen discaccia le fetide arpie,
che non rapiscan le vivande mie.