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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/33


trentesimoterzo 27


104
     Ancor che del finissimo metallo
vi sia tale abondanza, è pur in pregio.
Colonnate di limpido cristallo
son le gran loggie del palazzo regio.
Fan rosso, bianco, verde, azzurro e giallo
sotto i bei palchi un relucente fregio,
divisi tra proporzionati spazii,
rubin, smeraldi, zafiri e topazii.

105
     In mura, in tetti, in pavimenti sparte
eran le perle, eran le ricche gemme.
Quivi il balsamo nasce; e poca parte
n’ebbe appo questi mai Ierusalemme.
Il muschio ch’a noi vien, quindi si parte;
quindi vien l’ambra, e cerca altre maremme:
vengon le cose in somma da quel canto,
che nei paesi nostri vaglion tanto.

106
     Si dice che ’l soldan, re de l’Egitto,
a quel re dá tributo e sta suggetto,
perch’è in poter di lui dal camin dritto
levare il Nilo, e dargli altro ricetto,
e per questo lasciar subito afflitto
di fame il Cairo e tutto quel distretto.
Senapo detto è dai sudditi suoi;
gli dicián Presto o Preteianni noi.

107
     Di quanti re mai d’Etiopia fòro,
il piú ricco fu questi e il piú possente;
ma con tutta sua possa e suo tesoro,
gli occhi perduti avea miseramente.
E questo era il minor d’ogni martoro:
molto era piú noioso e piú spiacente,
che, quantunque ricchissimo si chiame,
crucïato era da perpetua fame.