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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/18

12 canto


44
     Ecco, mal grado de la lega, prende
Milano, e accorda il giovene Sforzesco.
Ecco Borbon che la cittá difende
pel re di Francia dal furor tedesco.
Eccovi poi, che mentre altrove attende
ad altre magne imprese il re Francesco,
né sa quanta superbia e crudeltade
usino i suoi, gli è tolta la cittade.

45
     Ecco un altro Francesco ch’assimiglia
di virtú all’avo, e non di nome solo;
che, fatto uscirne i Galli, si ripiglia,
col favor de la Chiesa il patrio suolo.
Francia anco torna, ma ritien la briglia,
né scorre Italia, come suole, a volo;
che ’l bon duca di Mantua sul Ticino
le chiude il passo, e le taglia il camino.

46
     Federico, ch’ancor non ha la guancia
de’ primi fiori sparsa, si fa degno
di gloria eterna, ch’abbia con la lancia,
ma piú con diligenzia e con ingegno,
Pavia difesa dal furor di Francia,
e del Leon del mar rotto il disegno.
Vedete duo marchesi, ambi terrore
di nostre genti, ambi d’Italia onore;

47
     ambi d’un sangue, ambi in un nido nati.
Di quel marchese Alfonso il primo è figlio,
il qual tratto dal Negro negli aguati,
vedeste il terren far di sé vermiglio.
Vedete quante volte son cacciati
d’Italia i Franchi pel costui consiglio.
L’altro di sí benigno e lieto aspetto
il Vasto signoreggia, e Alfonso è detto.