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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/14

8 canto


28
     Non fu Nireo sí bel, non sí eccellente
di forze Achille, e non sí ardito Ulisse,
non sí veloce Lada, non prudente
Nestor, che tanto seppe e tanto visse,
non tanto liberal, tanto clemente,
l’antica fama Cesare descrisse;
che verso l’uom ch’in Ischia nascer deve,
non abbia ogni lor vanto a restar lieve.

29
     E se si glorïò l’antiqua Creta,
quando il nipote in lei nacque di Celo,
se Tebe fece Ercole e Bacco lieta,
se si vantò dei duo gemelli Deio;
né questa isola avrá da starsi cheta,
che non s’esalti e non si levi in cielo,
quando nascerá in lei quel gran marchese
ch’avrá sí d’ogni grazia il ciel cortese.

30
     Merlin gli disse, e replicògli spesso,
ch’era serbato a nascere all’etade
che piú il romano Imperio saria oppresso,
acciò per lui tornasse in libertade.
Ma perché alcuno de’ suoi gesti appresso
vi mostrerò, predirli non accade. —
Cosí disse; e tornò all’istoria dove
di Carlo si vedean l’inclite prove.

31
     — Ecco (dicea) si pente Ludovico
d’aver fatto in Italia venir Carlo;
che sol per travagliar l’emulo antico
chiamato ve l’avea, non per cacciarlo;
e se gli scuopre al ritornar nimico
con Veneziani in lega, e vuol pigliarlo.
Ecco la lancia il re animoso abbassa,
apre la strada e, lor mal grado, passa.