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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/13


trentesimoterzo 7


24
     Vedete Carlo ottavo, che discende
da l’Alpe, e seco ha il fior di tutta Francia,
che passa il Liri e tutto ’l regno prende
senza mai stringer spada o abbassar lancia,
fuor che lo scoglio ch’a Tifeo si stende
su le braccia, sul petto e su la pancia;
che del buon sangue d’Avalo al contrasto
la virtú trova d’Inico del Vasto.—

25
     Il signor de la ròcca, che venia
quest’istoria additando a Bradamante,
mostrato che l’ebbe Ischia, disse: — Pria
ch’a vedere altro piú vi meni avante,
il bisavolo mio, quand’io era infante,
e quel che similmente mi dicea
che da suo padre udito anch’esso avea;

26
     e ’l padre suo da un altro, o padre o fosse
avolo, e l’un da l’altro sin a quello
ch’a udirlo da quel proprio ritrovosse,
che I’imagini fe’ senza pennello,
che qui vedete bianche, azzurre e rosse:
udí che, quando al re mostrò il castello
ch’or mostro a voi su quest’altiero scoglio,
gli disse quel ch’a voi riferir voglio.

27
     Udí che gli dicea ch’in questo loco
di quel buon cavallier che lo difende
con tanto ardir, che par disprezzi il fuoco
che d’ogn’intorno e sino al Faro incende,
nascer debbe in quei tempi o dopo poco
fe ben gli disse l’anno e le calende)
un cavalliero, a cui sará secondo
ogn’altro che sin qui sia stato al mondo.