Apri il menu principale

Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/123


trentesimosettimo 117


64
     ma ch’abbia in questo mezzo il sacerdote
sul vino ivi portato a tale effetto
approprïate orazïon devote,
sempre il liquor benedicendo, detto;
indi che ’l fiasco in una coppa vòte.
e dia alli sposi il vino benedetto:
ma portare alla sposa il vino tocca,
et esser prima a porvi su la bocca. —

65
     Tanacro, che non mira quanto importe
ch’ella le nozze alla sua usanza faccia,
le dice: — Pur che ’l termine si scorte
d’essere insieme, in questo si compiaccia. —
Né s’avede il meschin ch’essa la morte
d’Olindro vendicar cosí procaccia,
e sí la voglia ha in uno oggetto intensa,
che sol di quello, e mai d’altro non pensa.

66
     Avea seco Drusilla una sua vecchia,
che seco presa, seco era rimasa.
A sé chiamolla, e le disse all’orecchia,
sí che non potè udire uomo di casa:
— Un subitano tòsco m’apparecchia,
qual so che sai comporre, e me lo invasa;
c’ho trovato la via di vita tórre
il traditor figliuol di Marganorre.

67
     E me so come, e te salvar non meno:
ma diferisco a dirtelo piú ad agio. —
Andò la vecchia, e apparecchiò il veneno,
et acconciollo, e ritornò al palagio.
Di vin dolce di Candia un fiasco pieno
trovò da por con quel succo malvagio,
e lo serbò pel giorno de le nozze;
ch’omai tutte l’indugie erano mozze.