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trentesimosesto 95


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     Ruggier, se ti guardò, mentre che visse,
il tuo maestro Atlante, tu lo sai.
Di te senti’ predir le stelle fisse,
che tra’ cristiani a tradigion morrai;
e perché il male influsso non seguisse,
tenertene lontan m’affaticai:
né ostare al fin potendo alla tua voglia,
infermo caddi, e mi mori’ di doglia.

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     Ma inanzi a morte, qui dove previdi
che con Marfisa aver pugna dovevi,
feci raccor con infernal sussidi
a formar questa tomba i sassi grevi;
et a Caron dissi con alti gridi:
— Dopo morte non vo’ lo spirto levi
di questo bosco, fin che non ci giugna
Ruggier con la sorella per far pugna. —

66
     Cosí lo spirto mio per le belle ombre
ha molti di aspettato il venir vostro:
sí che mai gelosia piú non t’ingombre,
o Bradamante, ch’ami Ruggier nostro.
Ma tempo è ormai che de la luce io sgombre,
e mi conduca al tenebroso chiostro. —
Qui si tacque; e a Marfisa et alla figlia
d’Amon lasciò e a Ruggier gran maraviglia.

67
     Riconosce Marfisa per sorella
Ruggier con molto gaudio, et ella lui;
e ad abbracciarsi, senza offender quella
che per Ruggiero ardea, vanno ambidui:
e ramentando de l’etá novella
alcune cose: i’ feci, io dissi, io fui;
vengon trovando con piú certo effetto,
tutto esser ver quel c’ha lo spirto detto.