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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/81


decimottavo 75


160
     Ma né il re, né Sobrin, né duca alcuno
con prieghi, con minaccie, con affanno
ritrar può il terzo, non ch’io dica ognuno,
dove l’insegne mal seguite vanno.
Morti o fuggiti ne son dua, per uno
che ne rimane, e quel non senza danno:
ferito è chi di dietro e chi davanti;
ma travagliati e lassi tutti quanti.

161
     E con gran tema fin dentro alle porte
dei forti allogiamenti ebbon la caccia:
et era lor quel luogo anco mal forte,
con ogni proveder che vi si faccia
(che ben pigliar nel crin la buona sorte
Carlo sapea, quando volgea la faccia),
se non venia la notte tenebrosa,
che staccò il fatto, et acquetò ogni cosa;

162
     dal Creator accelerata forse,
che de la sua fattura ebbe pietade.
Ondeggiò il sangue per campagna, e corse
come un gran fiume, e dilagò le strade.
Ottantamila corpi numerorse,
che fur quel dí messi per fil di spade.
Villani e lupi uscîr poi de le grotte
a dispogliargli e a devorar la notte.

163
     Carlo non torna piú dentro alla terra,
ma contra gli nimici fuor s’accampa,
et in assedio le lor tende serra,
et alti e spessi fuochi intorno a vampa.
Il pagan si provede, e cava terra,
fossi e ripari e bastioni stampa;
va rivedendo, e tien le guardie deste,
né tutta notte mai l’arme si sveste.