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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/69


decimottavo 63


112
     Né fra vermigli fiori, azzurri e gialli
vago fanciullo alla stagion novella,
né mai si ritrovò fra suoni e balli
piú volentieri ornata donna e bella;
che fra strepito d’arme e di cavalli,
e fra punte di lance e di quadrella,
dove si sparga sangue e si dia morte,
costei si truovi, oltre ogni creder forte.

113
     Spinge il cavallo, e ne la turba sciocca
con l’asta bassa impetuosa fere;
e chi nel collo e chi nel petto imbrocca,
e fa con l’urto or questo or quel cadere:
poi con la spada uno et un altro tocca,
e fa qual senza capo rimanere,
e qual con rotto, e qual passato al banco,
e qual del braccio privo o destro o manco.

114
     L’ardito Astolfo e il forte Sansonetto,
ch’avean con lei vestita e piastra e maglia,
ben che non venner giá per tale effetto,
pur, vedendo attaccata la battaglia,
abbassan la visiera de l’elmetto,
e poi la lancia per quella canaglia;
et indi van con la tagliente spada
di qua di lá facendosi far strada.

115
     I cavallieri di nazion diverse,
ch’erano per giostrar quivi ridutti,
vedendo l’arme in tal furor converse,
e gli aspettati giuochi in gravi lutti
(che la cagion ch’avesse di dolerse
la plebe irata non sapeano tutti,
né ch’al re tanta ingiuria fosse fatta),
stavan con dubbia mente e stupefatta.