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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/57


decimottavo 51


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     Ma la virtú, ch’ai suoi spesso soccorre,
gli fa appo Norandin trovar perdono.
Il re, mentre al tumulto in dubbio corre,
vede che morti giá tanti ne sono;
vede le piaghe che di man d’Ettorre
pareano uscite: un testimonio buono,
che dianzi esso avea fatto indegnamente
vergogna a un cavallier molto eccellente.

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     Poi, come gli è piú presso, e vede in fronte
quel che la gente a morte gli ha condutta,
e fattosene avanti orribil monte,
e di quel sangue il fosso e l’acqua brutta;
gli è aviso di veder proprio sul ponte
Orazio sol contra Toscana tutta:
e per suo onore, e perché gli ne ’ncrebbe,
ritrasse i suoi, né gran fatica v’ebbe.

66
     Et alzando la man nuda e senz’arme,
antico segno di tregua o di pace,
disse a Grifon: — Non so, se non chiamarme
d’avere il torto, e dir che mi dispiace:
ma il mio poco giudicio, e lo instigarme
altrui, cadere in tanto error mi face.
Quel che di fare io mi credea al piú vile
guerrier del mondo, ho fatto al piú gentile.

67
     E se bene alla ingiuria et a quell’onta
ch’oggi fatta ti fu per ignoranza,
l’onor che ti fai qui s’adegua e sconta,
o (per piú vero dir) supera e avanza;
la satisfazion ci será pronta
a tutto mio sapere e mia possanza,
quando io conosca di poter far quella
per oro o per cittadi o per castella.