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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/56

50 canto


60
     Re Norandin con la sua corte armata,
vedendo tutto ’l populo fuggire,
venne alla porta in battaglia ordinata,
e quella fece alla sua giunta aprire.
Grifone intanto avendo giá cacciata
da sé la turba sciocca e senza ardire,
la sprezzata armatura in sua difesa
(qual la si fosse) avea di nuovo presa;

61
     e presso a un tempio ben murato e forte,
che circondato era d’un’alta fossa,
in capo un ponticel si fece forte,
perché chiuderlo in mezzo alcun non possa.
Ecco, gridando e minacciando forte,
fuor de la porta esce una squadra grossa.
L’animoso Grifon non muta loco,
e fa sembiante che ne tema poco.

62
     E poi ch’avicinar questo drappello
si vide, andò a trovarlo in su la strada;
e molta strage fattane e macello
(che menava a due man sempre la spada),
ricorso avea allo stretto ponticello,
e quindi li tenea non troppo a bada:
di nuovo usciva e di nuovo tornava;
e sempre orribil segno vi lasciava.

63
     Quando di dritto e quando di riverso
getta or pedoni or cavallieri in terra.
Il popul contra lui tutto converso
piú e piú sempre inaspera la guerra.
Teme Grifone al fin restar sommerso:
si cresce il mar che ch’ogn’intorno il serra;
e ne la spalla e ne la coscia manca
è giá ferito, e pur la lena manca.