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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/53


decimottavo 47


48
     Ma con tutto ’l valor che di sé mostra,
non può tener sí ferma la sua gente,
sí ferma, ch’aspettar voglia la nostra
di numero minor, ma piú valente.
Ha piú ragion di spada e piú di giostra
e d’ogni cosa a guerra appertinente.
Fugge la gente maura, di Zumara,
di Setta, di Marocco e di Canara.

49
     Ma piú degli altri fuggon quei d’Alzerbe,
a cui s’oppose il nobil giovinetto;
et or con prieghi, or con parole acerbe
ripor lor cerca l’animo nel petto.
— S’Almonte meritò ch’in voi si serbe
di lui memoria, or ne vedrò l’effetto:
io vedrò (dicea lor) se me, suo figlio,
lasciar vorrete in cosí gran periglio.

50
     State, vi priego per mia verde etade,
in cui solete aver sí larga speme:
deh non vogliate andar per fil di spade,
ch’in Africa non torni di noi seme.
Per tutto ne saran chiuse le strade,
se non andiam raccolti e stretti insieme:
troppo alto muro e troppo larga fossa
è il monte e il mar, pria che tornar si possa.


51
     Molto è meglio morir qui, ch’ai supplici
darsi e alla discrezion di questi cani.
State saldi, per Dio, fedeli amici;
che tutti son gli altri rimedii vani.
Non han di noi piú vita gli minici;
piú d’un’alma non han, piú di due mani.—
Cosí dicendo, il giovinetto forte
al conte d’Otonlei diede la morte.