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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/447


trentesimoprimo 441


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     Fu ne la donna ogni allegrezza spenta,
quando prigion vide il suo amante gire;
ma di questo pur meglio si contenta,
che di vederlo nel fiume perire.
Di se stessa, e non d’altri, si lamenta,
che fu cagion di farlo ivi venire,
per averli narrato ch’avea il conte
riconosciuto al periglioso ponte.

77
     Quindi si parte, avendo giá concetto
di menarvi Rinaldo paladino,
o il Selvaggio Guidone, o Sansonetto,
o altri de la corte di Pipino,
in acqua e in terra cavallier perfetto
da poter contrastar col Saracino;
se non piú forte, almen piú fortunato
che Brandimarte suo non era stato.

78
     Va molti giorni, prima che s’abbatta
in alcun cavallier ch’abbia sembiante
d’esser come Io vuol, perché combatta
col Saracino e liberi il suo amante.
Dopo molto cercar di persona atta
al suo bisogno, un le vien pur avante,
che sopravesta avea ricca et ornata,
a tronchi di cipressi ricamata.

79
     Chi costui fosse, altrove ho da narrarvi;
che prima ritornar voglio a Parigi,
e de la gran sconfitta seguitarvi,
ch’a’ Mori diè Rinaldo e Malagigi.
Quei che fuggiro io non saprei contarvi,
né quei che fur cacciati ai fiumi stigi.
Levò a Turpino il conto l’aria oscura,
che di contarli s’avea preso cura.