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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/445


trentesimoprimo 439


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     Il suo destrier ch’avea continuo uso
d’andarvi sopra, e far di quel sovente
quando uno e quando un altro cader giuso,
alla giostra correa sicuramente;
l’altro, del corso insolito confuso,
venia dubbioso, timido e tremente.
Trema anco il ponte, e par cader ne l’onda,
oltre che stretto e che sia senza sponda.

69
     I cavallier, di giostra ambi maestri,
che le lance avean grosse come travi,
tali qual fur nei lor ceppi silvestri,
si dieron colpi non troppo soavi.
Ai lor cavalli esser possenti e destri
non giovò molto agli aspri colpi e gravi;
che si versâr di pari ambi sul ponte,
e seco i signor lor tutti in un monte.

70
     Nel volersi levar con quella fretta
che lo spronar de’ fianchi insta e richiede,
l’asse del ponticel lor fu si stretta,
che non trovaro ove fermare il piede;
sí che una sorte uguale ambi li getta
ne l’acqua; e gran rimbombo al ciel ne riede,
simile a quel ch’uscí del nostro fiume,
quando ci cadde il mal rettor del lume.

71
     I duo cavalli andar con tutto ’l pondo
dei cavallier, che steron fermi in sella,
a cercar la rivera insin al fondo,
se v’era ascosa alcuna ninfa bella.
Non è giá il primo salto né ’l secondo,
che giú del ponte abbia il pagano in quella
onda spiccato col destrero audace;
però sa ben come quel fondo giace: