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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/44

38 canto


12
     Mena alla testa a quel che gli è piú presso,
che gli è il misero Ughetto di Dordona:
lo pone in terra insino ai denti fesso,
come che l’elmo era di tempra buona.
Percosso fu tutto in un tempo anch’esso
da molti colpi in tutta la persona;
ma non gli fan piú ch’all’incude l’ago:
sì duro intorno ha lo scaglioso drago.

13
     Furo tutti i ripar, fu la cittade
d’intorno intorno abandonata tutta;
che la gente alla piazza, dove accade
maggior bisogno, Carlo avea ridutta.
Corre alla piazza da tutte le strade
la turba, a chi il fuggir sì poco frutta.
La persona del re sì i cori accende,
ch’ognun prend’arme, ognuno animo prende.

14
     Come se dentro a ben rinchiusa gabbia
d’antiqua leonessa usata in guerra,
perch’averne piacere il popul abbia,
talvolta il tauro indomito si serra;
i leoncin che veggion per la sabbia
come altiero e mugliando animoso erra,
e veder sì gran corna non son usi,
stanno da parte timidi e confusi:

15
     ma se la fiera madre a quel si lancia,
e ne l’orecchio attacca il crudel dente,
vogliono anch’essi insanguinar la guancia,
e vengono in soccorso arditamente;
chi morde al tauro il dosso e chi la pancia:
cosí contra il pagan fa quella gente.
Da tetti e da finestre e piú d’appresso
sopra gli piove un nembo d’arme e spesso.