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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/439


trentesimoprimo 433


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     Ma la spada ne fu tosto levata
dal figliuol d’Agricane il dí medesmo.
Tu pòi considerar quanto sia stata
gran perdita alla gente del battesmo
l’essere un’altra volta ritornata
Durindana in poter del paganesmo.
Né Brigliadoro men, ch’errava sciolto
intorno all’arme, fu dal pagan tolto.

45
     Son pochi dí ch’Orlando correr vidi
senza vergogna e senza senno, ignudo,
con urli spaventevoli e con gridi:
ch’è fatto pazzo in somma ti conchiudo;
e non avrei, fuor ch’a questi occhi fidi,
creduto mai sí acerbo caso e crudo. —
Poi narrò che lo vide giú dal ponte
abbracciato cader con Rodomonte.

46
     — A qualunque io non creda esser nimico
d’Orlando (soggiungea) di ciò favello,
acciò ch’alcun di tanti a ch’io lo dico,
mosso a pietá del caso strano e fello,
cerchi o a Parigi o in altro luogo amico
ridurlo, fin che si purghi il cervello.
Ben so, se Brandimarte n’avrá nuova,
sará per farne ogni possibil prova. —

47
     Era costei la bella Fiordiligi,
piú cara a Brandimarte che se stesso,
la qual, per lui trovar, venia a Parigi:
e de la spada ella suggiunse appresso,
che discordia e contesa e gran litigi
tra il Sericano e ’l Tartaro avea messo:
e ch’avuta l’avea, poi che fu casso
di vita Mandricardo, al fin Gradasso.