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310 canto


112
     cosí, mentre Ruggiero e Mandricardo
e Rodomonte son tutti sozzopra,
ch’ognun vuol dimostrarsi piú gagliardo,
et ai compagni rimaner di sopra,
Marfisa ad acchetarli have riguardo,
e s’affatica, e perde il tempo e l’opra;
che, come ne spicca uno e lo ritira,
gli altri duo risalir vede con ira.

113
     Marfisa, che volea porgli d’accordo,
dicea:— Signori, udite il mio consiglio:
differire ogni lite è buon ricordo
fin ch’Agramante sia fuor di periglio.
S’ognun vuole al suo fatto essere ingordo,
anch’io con Mandricardo mi ripiglio;
e vo’ vedere al fin se guadagnarme,
come egli ha detto, è buon per forza d’arme.

114
     Ma se si de’ soccorrere Agramante,
soccorrasi, e tra noi non si contenda. —
— Per me non si stará d’andare inante
(disse Ruggier), pur che ’l destrier si renda.
O che mi dia il cavallo, a far di tante
una parola, o che da me il difenda:
o che qui morto ho da restare, o ch’io
in campo ho da tornar sul destrier mio. —

115
     Rispose Rodomonte: — Ottener questo
non fia cosí, come quell’altro, lieve. —
E seguitò dicendo: — Io ti protesto
che, s’alcun danno il nostro re riceve,
fia per tua colpa; ch’io per me non resto
di fare a tempo quel che far si deve. —
Ruggiero a quel protesto poco bada;
ma stretto dal furor stringe la spada.