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290 canto


32
     Per tutto uvea genti ferite e morte,
la bassa plebe e i piú superbi capi:
anzi nuocer parea molto piú forte
a re, a signori, a principi, a satrapi.
Peggio facea ne la romana corte,
che v’avea uccisi cardinali e papi:
contaminato avea la bella sede
di Pietro e messo scandol ne la fede.

33
     Par che dinanzi a questa bestia orrenda
cada ogni muro, ogni ripar che tocca.
Non si vede cittá che si difenda:
se l’apre incontra ogni castello e ròcca.
Par che agli onor divini anco s’estenda,
e sia adorata da la gente sciocca,
e che le chiavi s’arroghi d’avere
del cielo e de l’abisso in suo potere.

34
     Poi si vedea d’imperïale alloro
cinto le chiome un cavallier venire
con tre giovini a par, che i gigli d’oro
tessuti avean nel lor real vestire;
e, con insegna simile, con loro
parea un leon contra quel mostro uscire:
avean lor nomi chi sopra la testa,
e chi nel lembo scritto de la vesta.

35
     L’un ch’avea fin a l’elsa ne la pancia
la spada immersa alla maligna fera,
Francesco primo, avea scritto, di Francia;
Massimigliano d’Austria a par seco era;
e Carlo quinto imperator, di lancia
avea passato il mostro alla gorgiera;
e l’altro, che di strai gli fige il petto,
l’ottavo Enrigo d’Inghilterra è detto.