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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/97


quinto 91


40
     Suggiunse il duca: — Non sarebbe onesto
che noi volessen la battaglia tòrre
di quel che t’offerisco manifesto,
quando ti piaccia, inanzi agli occhi porre. — Resta
smarrito Arïodante a questo,
e per l’ossa un tremor freddo gli scorre;
e se creduto ben gli avesse a pieno,
venia sua vita allora allora meno.

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     Con cor trafitto e con pallida faccia,
e con voce tremante e bocca amara
rispose: — Quando sia che tu mi faccia
veder questa aventura tua sí rara,
prometto di costei lasciar la traccia,
a te sí liberale, a me sí avara:
ma ch’io tel voglia creder, non far stima,
s’io non lo veggio con questi occhi prima. —

42
     — Quando ne sará il tempo, avisarotti, —
suggiunse Polinesso, e dipartisse.
Non credo che passar piú di due notti,
ch’ordine fu che ’l duca a me venisse.
Per scoccar dunque i lacci che condotti
avea sí cheti, andò al rivale, e disse
che s’ascondesse la notte seguente
tra quelle case ove non sta mai gente:

43
     e dimostrògli un luogo a dirimpetto
di quel verrone ove solea salire.
Arïodante avea preso sospetto
che lo cercasse far quivi venire,
come in un luogo dove avesse eletto
di por gli aguati, e farvelo morire,
sotto questa finzion, che vuol mostrargli
quel di Ginevra, ch’impossibil pargli.