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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/95


quinto 89


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     E sarò pronto, se tu vuoi ch’io giuri
di non dir cosa mai che mi riveli:
cosí voglio ch’ancor tu m’assicuri
che quel ch’io ti dirò, sempre mi celi.—
Venner dunque d’accordo alli scongiuri,
e posero le man sugli Evangeli:
e poi che di tacer fede si diero,
Arïodante incominciò primiero.

33
     E disse per lo giusto e per lo dritto
come tra sé e Ginevra era la cosa;
ch’ella gli avea giurato e a bocca e in scritto,
che mai non saria ad altri, ch’a-llui, sposa;
e se dal re le venia contraditto,
gli promettea di sempre esser ritrosa
da tutti gli altri maritaggi poi,
e viver sola in tutti i giorni suoi:

34
     e ch’esso era in speranza, pel valore
ch’avea mostrato in arme a piú d’un segno,
et era per mostrare a laude, a onore,
a beneficio del re e del suo regno,
di crescer tanto in grazia al suo signore,
che sarebbe da lui stimato degno
che la figliuola sua per moglie avesse,
poi che piacer a lei cosí intendesse.

35
     Poi disse:—A questo termine son io,
né credo giá ch’alcun mi venga appresso:
né cerco piú di questo, né desio
de l’amor d’essa aver segno piú espresso;
né piú vorrei, se non quanto da Dio
per connubio legitimo è concesso:
e saria invano il domandar piú inanzi;
che di bontá so come ogn’altra avanzi.