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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/93


quinto 87


24
     E non lo bramo tanto per diletto,
quanto perché vorrei vincer la pruova;
e non possendo farlo con effetto,
s’io lo fo imaginando, anco mi giuova.
Voglio, qual volta tu mi dái ricetto,
quando allora Ginevra si ritruova
nuda nel letto, che pigli ogni vesta
ch’ella posta abbia, e tutta te ne vesta.

25
     Come ella s’orna e come il crin dispone
studia imitarla, e cerca il piú che sai
di parer dessa, e poi sopra il verrone
a mandar giú la scala ne verrai.
Io verrò a te con imaginazione
che quella sii, di cui tu i panni avrai:
e cosí spero, me stesso ingannando,
venir in breve il mio desir sciemando. —

26
     Cosí disse egli. Io che divisa e sevra
e lungi era da me, non posi mente
che questo in che pregando egli persevra,
era una fraude pur troppo evidente;
e dal verron, coi panni di Ginevra,
mandai la scala onde salí sovente;
e non m’accorsi prima de l’inganno,
che n’era giá tutto accaduto il danno.

27
     Fatto in quel tempo con Arïodante
il duca avea queste parole o tali
(che grandi amici erano stati inante
che per Ginevra si fesson rivali):
— Mi maraviglio (incominciò il mio amante)
ch’avendoti io fra tutti li mie’ uguali
sempre avuto in rispetto e sempre amato,
ch’io sia da te sí mal rimunerato.