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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/272

266 canto


88
     Verso quel raggio andando in fretta il conte,
giunse ove ne la selva si diffonde
da l’angusto spiraglio di quel monte,
ch’una capace grotta in sé nasconde;
e truova inanzi ne la prima fronte
spine e virgulti, come mura e sponde,
per celar quei che ne la grotta stanno,
da chi far lor cercasse oltraggio e danno.

89
     Di giorno ritrovata non sarebbe,
ma la facea di notte il lume aperta.
Orlando pensa ben quel ch’esser debbe;
pur vuol saper la cosa anco piú certa.
Poi che legato fuor Brigliadoro ebbe,
tacito viene alla grotta coperta;
e fra li spessi rami ne la buca
entra, senza chiamar chi l’introduca.

90
     Scende la tomba molti gradi al basso,
dove la viva gente sta sepolta.
Era non poco spazïoso il sasso
tagliato a punte di scarpelli in volta;
né di luce diurna in tutto casso,
ben che l’entrata non ne dava molta:
ma ve ne venia assai da una finestra
che sporgea in un pertugio da man destra.

91
     In mezzo la spelonca, appresso a un fuoco,
era una donna di giocondo viso;
quindici anni passar dovea di poco,
quanto fu al conte, al primo sguardo, aviso:
et era bella sí, che facea il loco
salvatico parere un paradiso;
ben ch’avea gli occhi di lacrime pregni,
del cor dolente manifesti segni.