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Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/250

244 canto


CANTO DUODECIMO

1
     Cerere, poi che da la madre Idea
tornando in fretta alla solinga valle,
lá dove calca la montagna Etnea
al fulminato Encelado le spalle,
la figlia non trovò dove l’avea
lasciata fuor d’ogni segnato calle;
fatto ch’ebbe alle guancie, al petto, ai crini
e agli occhi danno, al fin svelse duo pini;

2
     e nel fuoco gli accese di Vulcano,
e diè lor non potere esser mai spenti:
e portandosi questi uno per mano
sul carro che tiravan dui serpenti,
cercò le selve, i campi, il monte, il piano,
le valli, i fiumi, li stagni, i torrenti,
la terra e ’l mare; e poi che tutto il mondo
cercò di sopra, andò al tartareo fondo.

3
     S’in poter fosse stato Orlando pare
all’Eleusina dea, come in disio,
non avria, per Angelica cercare,
lasciato o selva o campo o stagno o rio
o valle o monte o piano o terra o mare,
il cielo, e ’l fondo de l’eterno oblio;
ma poi che ’l carro e i draghi non avea,
la gía cercando al meglio che potea.