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214 canto


80
     Il conte d’Arindelia è quel c’ha messo
in mar quella barchetta che s’affonda.
Vedi il marchese di Barclei; e appresso
di Marchia il conte e il conte di Ritmonda:
il primo porta in bianco un monte fesso,
l’altro la palma, il terzo un pin ne l’onda.
Quel di Dorsezia è conte, e quel d’Antona,
che l’uno ha il carro, e l’altro la corona.

81
     Il falcon che sul nido i vanni inchina,
porta Raimondo, il conte di Devonia.
Il giallo e negro ha quel di Vigorina;
il can quel d’Erbia; un orso quel d’Osonia.
La croce che lá vedi cristallina,
è del ricco prelato di Battonia.
Vedi nel bigio una spezzata sedia:
è del duca Ariman di Sormosedia.

82
     Gli uomini d’arme e gli arcieri a cavallo
di quarantaduomila numer fanno.
Sono duo tanti, o di cento non fallo,
quelli ch’a piè ne la battaglia vanno.
Mira quei segni, un bigio, un verde, un giallo,
e di nero e d’azzur listato un panno:
Gofredo, Enrigo, Ermante et Odoardo
guidan pedoni, ognun col suo stendardo.

83
     Duca di Bocchingamia è quel dinante;
Enrigo ha la contea di Sarisberia;
signoreggia Burgenia il vecchio Ermante;
quello Odoardo è conte di Croisberia.
Questi alloggiati piú verso levante
sono gl’Inglesi. Or volgeti all’Esperia,
dove si veggion trentamila Scotti,
da Zerbin, figlio del lor re, condotti.